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GIOVANI DI UNA VOLTA

Giorni fa, chattando su Facebook, ho trovato il link di una canzone che mi ha molto colpita per la bellezza della melodia e la bravura delle cantanti. Si trattava di un canto risorgimentale dal titolo “Rondinella d’Aspromonte” ed era cantata da due donne che si accompagnavano con la chitarra e la fisarmonica. Non nascondo che mi è scappata una lacrimuccia… anzi più di una… Mi sono rivista a casa in compagnia di mio fratello Raffaele, lui che suonava la fisarmonica mentre io cantavo. Provavo le canzoni del Festival di Sanremo, canzoni che lui avrebbe poi suonato nelle nostre serate danzanti. Raffaele conosceva la musica perché l’aveva studiata in seminario dove si era recato per studiare, perché allora non c’erano scuole superiori in città. Insieme a lui c’erano Ottavio e Pasqualino D’Ascenzo. Lì era diventato organista della Cattedrale e, una volta finiti gli studi, organista della chiesa alla Fonte e suonatore ufficiale delle nostre serate canterine. Trovare i testi e la musica delle canzoni almeno alla Fonte era difficile, così noi le imparavamo ascoltandole alla radio e Raffaele le imparava seguendo la nostra voce, a orecchio, come si diceva. Ricordo la magia del Festival che noi giovani ascoltavamo insieme: le orchestre col maestro Angelini, poi Nilla Pizzi, Carla Boni, Gino Latilla, Achille Togliani, Luciano Taioli, Giorgio Consolini, Clara Iaione, il maestro Semprini (più moderno) con Natalino Otto e Flò Sandons e noi ragazze, piene di sogni, appiccicate alla radio! Le discoteche allora erano le nostre case messe a disposizione dai genitori, che non si limitavano solo a darci la sala, ma restavano lì con noi per controllarci… Prima però di iniziare la danza c’era una specie di rituale da rispettare. Gli organizzatori si recavano nelle case delle ragazze per chiedere il permesso ai genitori, che non lo davano subito, ma solo dopo lunghe trattative. Spesso si ricorreva all’aiuto di qualche parente, nel mio caso erano i cugini Bruno e Dario. Finalmente, dopo aver ottenuto il sospirato permesso, si iniziava la festa, ma anche lì c’era un rituale da rispettare. Chi ricorda il film “Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe...” con Alberto Sordi e Claudia Cardinale nella famosa scena del ballo? Così era da noi. Da una parte le donne, dall’altra gli uomini i quali, dopo aver scelto la dama, con un inchino la invitavano a ballare, stando attenti a non stringere troppo… altrimenti arrivavano certi sguardi!!! Non avevamo stereo o giradischi, solo più tardi arrivarono apparecchi con i dischi, portati alla Fonte da Giulio e Michele Lucantonio. Si ballava perciò al suono della fisarmonica suonata da Raffaele e qualche volta da Quintino e Silvano. A mezzanotte, come Cenerentola, noi ragazze tornavamo a casa, i maschietti naturalmente no, a loro era tutto concesso… Dopo essersi assicurati che le luci delle nostre case fossero spente e che noi fossimo già a nanna, iniziavano il giro delle serenate sotto le finestre delle ragazze che corteggiavano. A me niente, non ne ho avuta mai neanche una, con mio grande dispiacere. Eh sì, perché il suonatore era mio fratello e chi aveva il coraggio di chiederglielo? Che rabbia il giorno dopo, ascoltando i racconti delle mie amiche. Il commento di mio fratello? “Statte zitta! A me nessuno me l’ha chiesto!” Chissà! Se qualche giovane di oggi leggerà queste righe, sono certa che si farà una bella risata, risate che adesso, ripensandoci, mi faccio anch’io. Ma quello era il nostro mondo, avevamo poco, ma quel poco ci pareva tanto ed eravamo contente, avevamo valori oggi scomparsi in nome di una libertà solo apparente e io francamente non cambierei tutto l’oro del mondo con quel semplice modo di vivere di allora.

(Antonietta D'Ascenzo)

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