L'ANGELO CUSTODE

Tra i miei mille ricordi uno in particolare spesso emerge su tutti gli altri e, seppur come un “flash”, non si è mai allontanato dalla mia mente. Ho avuto modo di scrivere recentemente, a proposito del terremoto del 6 aprile, che tutti noi abbiamo un Angelo Custode che ci viene in aiuto nei momenti decisivi durante la nostra esistenza. Ebbene, anche il mio Angelo Custode, in quella occasione, si è provvidenzialmente manifestato. Non avevo più di 4 anni ed era il periodo estivo quando il mulino poteva funzionare soltanto con l’abbott&, cioè con l’accumulo della poca acqua che portava il torrente facendola accumulare dentro la refota. Io, curioso di vedere gli spruzzi dell’acqua provocati dal retrecene in movimento, andai a guardare all’uscita della galleria. Per potermi affacciare all’interno mi appoggiai con le mani al muro della galleria e misi i piedi sopra una pietra bagnata. Colpito e stordito dall’effetto vorticoso che l’acqua faceva dentro la galleria a seguito del movimento del retrecene, scivolai e venni travolto dalla corrente. L’acqua non solo era molta ma, all’uscita della galleria, a causa della presenza di alcune grosse pietre faceva dei “cavalloni” impressionanti, per cui la mia sorte era stata già decisa al momento della caduta. I giovani di Stiffe avevano l’abitudine di sostare durante l’estate all’ombra di un grande albero ubicato proprio ai lati della Foce. Tra questi giovani c’era zio Dinuccio che, volgendo lo sguardo verso l’acqua, vide un “fagotto” insolito trascinato dalla corrente. Ormai privo di sensi io avevo percorso oltre 100 metri in balia della corrente e chissà in quale chiusa per l’irrigazione mi sarei fermato, sicuramente, morto. Zio Dinuccio, intuendo quello che poteva essere accaduto saltò dentro la Foce e mi raccolse giusto in tempo prima che venissi trascinato oltre dalla corrente. Una volta fuori, qualcuno ebbe la felice idea di mettermi a gambe in aria per far uscire tutta l’acqua che avevo ingoiato e dopo quasi 80 anni la morte deve ancora aspettare, poco o molto, per portarmi lontano da questo mondo.

(Luigi Marcotullio)